PAn - LITURGIA della PAROLA

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LETTURA e COMMENTO

Preparazione 01

Cose da predisporre • Uffici e ministeri:
È indispensabile che con il gruppo liturgico parrocchiale si predispongano tutti i particolari stabilendo compiti e ruoli: occorrono,
- oltre al lavoro del sacrestano,
- il ministrante per il messale,
- uno con la pila,
- il gruppo del fuoco,
- uno per il cero pasquale,
- uno per il vassoio con stilo, candela per accendere il cero (chierichetti)
- due per turibolo e navicella con incenso (chierichetti)
- due per distribuire le candele (chierichetti)
- uno con il microfono e altoparlante,
- uno per le luci,
- otto (o più) lettori,
- cantore per l'Exultet e le litanie dei santi,
- quattro fedeli per la processione dei doni eucaristici (ad es. genitori battezzandi),
- quattro per la raccolta delle offerte,
- il commentatore,
- il coro.
- Fuori della chiesa: stoppino per accendere il cero dal fuoco benedetto; cesta con candele, ampio fuoco acceso a modo di falò; piccola pila per far luce al celebrante; su un vassoio, stilo per incidere il cero; badile o molle per mettere i carboni del fuoco nuovo nel turibolo;
- in mezzo al presbiterio: candelabro di sostegno per il cero pasquale;
- sulla credenza del presbiterio: tovaglia distesa, calice, purificatoio, corporale coperti da velo bianco; manutergio, leggio da altare; tovaglia per la comunione; se si celebra il battesimo: rituale, vasetti degli oli (nuovi, benedetti nel giovedì santo); servizio della lavanda con piatto di limone affettato e cotone; mestolino d'argento o conchiglia; vestine candide; campanello; conopeo bianco prezioso per il tabernacolo;
- all'ambone ornato con un drappo: libro per il canto dell'annuncio della Pasqua; lezionario per le letture.
- sull'altare: croce e tovaglie; candelabri con candele spente;
- nella navata su una mensa: pisside con le particole, patena con le ostie, ampolle con il vino e l'acqua.
Si dovrà curare
- che all'inizio della celebrazione ci sia chi spegne tutte le luci della chiesa e chi accende le candele durante il canto del Gloria;
- che, all'intonazione del Gloria, puntualmente ci sia chi suoni a gloria tutte le campane.

2 - Celebrazione
Solenne inizio della veglia o lucernario
La veglia inizia con la benedizione del fuoco nuovo.
Benedizione del fuoco
Si spengono le luci della chiesa.
Fuori della chiesa, si prepara un fuoco che divampi, un falò vivace attorno al quale si raduna il popolo (gruppo del fuoco).
Il sacerdote viene con i ministri, uno dei quali porta il cero pasquale.
Monizione:
Sorelle e fratelli, siamo radunati per celebrare la notte più luminosa dell'anno. In essa celebriamo e riviviamo nei segni liturgici la risurrezione di Gesù. Uscito dal potere della morte, il Signore conduce anche noi alla vita nuova del battesimo e della solidarietà fraterna della mensa eucaristica. Noi ritroviamo in questa solenne veglia la nostra vera identità.
Quattro grandi tappe costituiscono questa veglia che è già la grande Pasqua: il lucernario che fa brillare Cristo come splendore della vita; la liturgia della parola, la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica.
I fedeli stanno rivolti verso il sacerdote. II sacerdote saluta il popolo con queste parole: "La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre..."
Il popolo risponde: "E con il tuo spirito".
Quindi tiene una breve esortazione sulla veglia pasquale: "Fratelli, in questa santissima notte..."
Il sacerdote esorta quindi tutti a pregare con l'invito: "Preghiamo"; e dice l'orazione: "O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato...".
Preparazione del cero
Compiuta la benedizione del fuoco uno dei ministri (Franco V.) porta il cero pasquale davanti al celebrante.
Il sacerdote, con uno stilo, incide nel cero una croce: sopra di essa traccia una lettera A (alfa) e sotto la lettera ½ (omega); entro i bracci della croce traccia quattro cifre per indicare l'anno corrente, sottolineando i gesti con queste parole:
1. Il Cristo ieri e oggi (incide l'asta verticale)
2. Principio e fine (incide l'asta orizzontale)
3. Alfa (incide sopra l'asta verticale la lettera A)
4. e Omega (incide sotto l'asta verticale la lettera ½)
5. A lui appartengono il tempo (nell'angolo sinistro superiore della croce incide la prima cifra dell'anno corrente)
6. e i secoli. (nell'angolo destro superiore della croce incide la seconda cifra dell'anno corrente)
7. A lui la gloria e il potere (nell'angolo sinistro inferiore della croce incide la terza cifra dell'anno corrente)
8. per tutti secoli in eterno. Amen. (nell'angolo destro inferiore della croce incide la quarta cifra dell'anno corrente)
Al fuoco nuovo viene accesa la candela con la quale il sacerdote accende il cero pasquale dicendo:
La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito.
Quindi, prima di proseguire, si dice questa monizione:
Acceso il cero dal fuoco nuovo di questa notte, occorre che esso illumini e diffonda la luce. Come l'antico popolo ebraico era guidato nel deserto durante la notte da una colonna di luce, così anche noi possiamo avanzare (o sostare), illuminati non solo esternamente, ma spiritualmente, da Cristo. Accenderemo a questa fiamma le nostre candele, moltiplicando così l'unica luce del Signore e comunicandoci fraternamente questo nuovo splendore. Risponderemo: "Rendiamo grazie a Dio" all'acclamazione di colui che porta il cero pasquale.
Processione
I ministranti del turibolo (chierichetti) si accostano al fuoco, prendono alcune braci e lo sistemano nel turibolo, in cui il celebrante infonde l'incenso.
Il sacerdote, prende il cero pasquale e, tenendolo elevato, da solo canta: Cristo, luce del mondo.
Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.
Tutti si avviano verso la chiesa: li precede il turibolo, quindi il sacerdote con il cero acceso.
Giunto a metà della chiesa, il sacerdote si ferma e, alzando il cero, canta per la seconda volta: Cristo, luce del mondo. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.
Alcuni ministranti accendono dal cero la loro candela e diffondono la fiamma agli altri fedeli.
Giunto davanti all'altare, il sacerdote, rivolto verso il popolo, alzando il cero, canta per la terza volta: Cristo, luce del mondo.
Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio
e si accendono le prime quattro luci nella chiesa, non però le candele dell'altare. I ministri vanno alle loro sedi, con le candele accese e restano in piedi.
Annunzio pasquale
Il sacerdote, giunto all'altare, pone il cero pasquale sul candelabro, preparato in fianco all'altare, che viene infuso di incenso.
All'annunzio pasquale si può premettere una monizione:
Il cero da cui abbiamo attinto la nostra fiamma simboleggia lo stesso Cristo nostra speranza. Esso resterà acceso fino a Pentecoste. Noi ora benediciamo e offriamo il cero con il gioioso annuncio della risurrezione di Cristo. Se lui è risorto noi siamo salvi, anzi tutti e tutto possono essere salvi. Seguiamo, con la fiamma accesa e ben alta, il canto di letizia; uniamoci al dialogo cantato e acclamiamo alla fine con il nostro "Amen".
Il sacerdote si reca alla sede, quindi il cantore chiede e riceve la benedizione per la lettura dell'Exultet: Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra, perché tu possa annunziare degnamente la sua resurrezione, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il cantore proclama il preconio pasquale dall'ambone: tutti i presenti stanno in piedi e tengono in mano la candela accesa.
Dopo la proclamzione dell'Exultet si spengono le candele.
Liturgia della Parola
Monizione di apertura:
Entriamo ora nella seconda parte della veglia. La parola di Dio è per noi viva ed efficace: ciò che annuncia lo compie. Rivivremo in tal modo le tappe della storia della salvezza che segna la direzione della nostra vita dal progetto creativo iniziale alla Pasqua di Cristo. Dopo ciascuna lettura e prima del salmo responsoriale, siamo invitati a pregare in silenzio. Così l'ascolto diventa subito meditazione personale e invocazione corale.
I lettori, precedentemente recatisi in fondo la chiesa, si portano all'altare processionalmente recando davanti a tutti il Lezionario.
Quindi giunti davanti al sacerdote ricevono la benedizione: Il Signore sia nel vostro cuore e sulle vostre labbra, perché possiate annunziare degnamente la sua Parola, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Prima di iniziare la lettura della parola di Dio, il sacerdote si rivolge all'assemblea con queste parole:
Fratelli carissimi, dopo il solenne inizio della veglia, ascoltiamo ora in devoto raccoglimento la parola di Dio. Meditiamo come nell'antica alleanza Dio salvò il suo popolo e, nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo Figlio per la nostra redenzione. Preghiamo perché Dio nostro Padre conduca a compimento quest'opera di salvezza incominciata con la Pasqua.
Ha quindi inizio la lettura. Il lettore si reca all'ambone e proclama la prima lettura.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio;
Quindi il cantore esegue il salmo; l'assemblea risponde con il ritornello.
Poi tutti si alzano e il sacerdote invita alla preghiera dicendo: "Preghiamo" il sacerdote conclude con l'orazione.
Alle letture si possono premettere brevi monizioni.
Prima lettura: la creazione (Gn 1,1-2,2)
È Dio che sta all'inizio dell'intera realtà dell'universo e dell'uomo. Ma nella redenzione avvenuta in Gesù c'è una creazione nuova, ancora più mirabile della prima, perché, il battesimo e la vita secondo il vangelo ci danno la misura della dignità dell'uomo e del destino di tutto il creato.
oppure:
Il racconto della creazione è presentato come l'inizio della storia della salvezza per tutti i popoli della terra. Con il peccato l'uomo non ha riconosciuto l'opera divina: ma Dio ama così tanto gli uomini che ha mandato il suo Figlio che con la sua morte e resurrezione li conduce alla salvezza eterna.
(silenzio)
Salmo 103 "Manda il tuo Spirito..."
(Preghiera)
Terza lettura: il passaggio del Mar Rosso (Es 14,15-15,1)
Siamo al racconto emblematico della Pasqua antica e della Pasqua nuova. II passaggio liberatore degli ebrei attraverso il mare prefigura il passaggio di Cristo attraverso la morte verso la vita. Anche noi, nel segno battesimale, passiamo attraverso una morte o immersione per risorgere alla vita di figli, non più di schiavi; di popolo amato, non più di gregge disperso.
oppure:
All'epoca di Mosè Dio fece morire in mare gli Egiziani e salvò il suo popolo Israele. Oggi spesso lo invochiamo perchè faccia giustizia con la sua potenza ma secondo i nostri desideri, verso quelli che noi riteniamo "i cattivi". Ma solo Dio può dare un giudizio secondo "verità" e ci può "liberare" dal nostro peccato di orgoglio se vogliamo riconciliarci con lui e i fratelli. Ci consente cioè di fare un passaggio dalla schiavitù alla libertà. Solo così ci renderemo conto che veramente siamo circondati anche oggi da cose straordinarie, perchè i miracoli avvengono intorno a noi se sappiamo coglierli con occhi nuovi.
Cantico di Mosè (Es 15,1-6.17-18)
Rit. : "Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria!" (cantato)
(Preghiera)
Quinta lettura: la salvezza offerta gratuitamente a tutti gli uomini (Is 55,1-11)
Accogliendo ancora una pagina, fra le più intense, del profeta Isaia, siamo invitati a partecipare a un'offerta di salvezza valida per tutti i tempi e per tutti i luoghi; come tutti abbiamo sete, come tutti abbiamo fame, come tutti desideriamo felicità, così la Pasqua del Signore è un bene universale da condividere senza barriere e senza esclusioni.
oppure:
Il profeta Isaia ci ammonisce invitandoci a considerare la salvezza non come una cosa automatica, non imposta da Dio; Dio non viola la libertà dell'uomo e del suo popolo. Ma l'uomo deve cercare il Signore, che ama farsi trovare; invocarlo; abbandonare il male e seguire i pensieri e le vie di Dio; ascoltare la sua parola creatrice e redentrice. La parola è Gesù Cristo che con la sua morte e resurrezione ci ha redenti.
(silenzio)
Cantico: Is 12,2-6 "Attingeremo con gioia..."
(Preghiera)
Settima lettura: un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 36,16-28)
L'ultima lettura tratta dall'Antico Testamento tocca il vertice dell'attesa e della rivelazione prima di Cristo: Dio ci prepara una realtà nuova che superi definitivamente il peccato e la morte: così farà di noi un popolo nuovo e unito, delle persone dalla mentalità totalmente convertita, mediante un lavacro che anticipa il segno battesimale di Cristo e della chiesa. Questo rinnovamento è possibile in forza della Pasqua del Signore.
(silenzio)
Salmo 41: "Ha sete di te..."
(Preghiera)
Dopo l'ultima lettura dell'Antico Testamento, con il responsorio e l'orazione corrispondente, si accendono le candele dell'altare e le altre luci della chiesa.
Alcuni giovani portano i fiori all'altare.
Il sacerdote intona l'inno Gloria a Dio, che viene cantato da tutti.
Si suonano le campane.
Prima dell'inno si può fare questa monizione:
Le pagine dell'Antico Testamento ci hanno disposto al passaggio verso il Nuovo Testamento, l'alleanza definitiva che ha in Cristo il suo autore e il suo centro. Questo passaggio è ora segnato dal canto dell'inno festivo, pasquale e natalizio, dal suono delle campane che hanno taciuto dalla sera del giovedì santo. Così noi ci avviciniamo, dopo le promesse profetiche, al compimento della Pasqua, al dono della vera libertà.
Finito l'inno, il sacerdote dice la colletta.
Epistola (Rm 6,3-11)
L'apostolo Paolo ci propone un'intensa catechesi sul "passaggio": per mezzo del battesimo siamo sepolti nella morte e risuscitati in una vita nuova, come Cristo. E questa via non ha ritorno: la morte non ha più potere su Cristo né deve averne sui cristiani.
oppure:
Noi adulti non ci ricordiamo del nostro battesimo, lo possiamo "rivivere" se siamo attenti e partecipi ai battesimi dei bambini che celebriamo in comunità. Rivivere il battesimo è calarsi in Cristo, è conoscerlo fino in fondo, Lui veramente morto e risorto per noi. Con la sua morte cancella il nostro peccato, con la sua resurrezione ci apre alla speranza di vita nuova in Dio.
Terminata l'epistola, tutti si alzano: il cantore intona solennemente l'Alleluia.
Per la proclamazione del vangelo non si portano i candelieri, ma soltanto l'incenso.
Vangelo
Anno A (Mt 28,1-10)
L'annuncio della risurrezione di Cristo è accompagnato da segni impressionanti (terremoto, discesa dell'angelo, svenimento delle guardie); ma saranno delle donne impaurite a dare il primo segno della fede pasquale, che diventa poi un messaggio da diffondere perchè si possa incontrare il Cristo in tutte le Galilee del mondo.
Anno B (Mc 16,1-18)
Colui che era stato crocifisso è risorto! Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. C'è in questa pagina evangelica una grande discrezione e una chiara allusione al fatto che solo nella fede e non nella semplice curiosità di ragione si può gioire e accogliere il risorto.
Liturgia battesimale
Il sacerdote con i ministri si reca al fonte battesimale, il diaconoporta il cero pasquale.
I bambini vengono portati dai genitori e dai padrini alla presenza della comunità riunita.
Monizione prima della liturgia battesimale (se vi sono battezzandi):
Inizia ora il terzo momento di questa veglia pasquale: la liturgia battesimale. L'evento della risurrezione che ha richiamato Gesù nella tomba per farlo Signore dei vivi e dei morti, si realizza ora per questi nostri piccoli fratelli e sorelle che conduciamo al fonte per essere immersi nella stessa morte e fatti riemergere alla stessa risurrezione di Gesù. Il battesimo ricordi a tutti noi già battezzati la nostra dignità di figli di Dio, di fratelli di Cristo, di dimora dello Spirito Santo. Con gioia seguiamo e partecipiamo alla nascita dei nuovi cristiani.
Il sacerdote rivolge un'esortazione ai presenti con queste parole o con altre simili:
Se ci sono battezzandi:
Carissimi, accompagniamo con la nostra unanime preghiera questi candidati al battesimo [la gioiosa speranza dei nostri fratelli], perché Dio Padre onnipotente, nella sua grande bontà, li guidi al fonte della rigenerazione.
Litanie dei santi
Il cantore intona le litanie: tutti stanno in piedi (siamo nel tempo pasquale) e rispondono. Si aggiungano i nomi dei santi della chiesa particolare, dei patroni del luogo della chiesa dei battezzandi.
Benedizione dell'acqua
Se ci sono battezzandi, il sacerdote benedice l'acqua battesimale; dice l'orazione: "O Dio, per mezzo dei segni sacramentali...". Immergendo, secondo l'opportunità, il cero pasquale, una o tre volte, nell'acqua, continua: "Discenda, Padre, in quest'acqua, per opera del tuo Figlio, la potenza dello Spirito Santo...".
Toglie il cero dall'acqua, mentre l'assemblea fa questa acclamazione:
"Sorgenti delle acque, benedite il Signore: lodatelo ed esaltatelo nei secoli". (solo se cantato)
Rinnovazione delle promesse battesimali
Alcuni ministranti accendono dal cero la loro candela e diffondono la fiamma agli altri fedeli. Tutti, stando in piedi e con in mano la candela accesa, rinnovano le promesse del battesimo. Il sacerdote si rivolge ai fedeli con queste parole o altre simili: "Fratelli carissimi, per mezzo del battesimo siamo diventati partecipi...".
Quindi alle domande del sacerdote che chiede: "Rinunziate...?", tutti rispondono: "Rinunzio!".
Alle domande: "Credete...?", tutti rispondono: "Credo". II sacerdote conclude: "Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo...". Tutti rispondono: "Amen".
Rito del Battesimo
Il sacerdote procede al Rito del Battesimo ad esclusione dei riti di accoglienza, la preghiera e l'unzione prebattesimale che sono già stati anticipati.
Al termine del rito tutti i fedeli sono invitati a recarsi in processione a bagnarsi all'acqua nuova che ciascun sacerdote tiene in un piccolo bacile.
Durante la processione si canta "Come il cervo all'acqua va".
Fatta la processione, il sacerdote ritorna alla sede e guida la preghiera universale.
Celebrante: Fratelli e sorelle, in questa notte ci sentiamo rafforzati nella fede. Eleviamo la nostra preghiera al Signore, presentando davanti a Lui le angosce e le gioie, i dolori e le speranze di tutta l'umanità.
1 - Per la Chiesa di Dio: perchè abbia sempre più viva coscienza di essere comunità pasquale, generata dal Cristo, umiliato sulla croce e glorificato nella risurrezione. Preghiamo.
2 - Per questi battezzati e per i loro genitori: perchè aspersi dal sangue e dall'acqua del costato di Cristo, risuscitino la grazia della loro nascita nello Spirito Santo. Preghiamo.
3 - Perchè l'Alleluia pasquale, segno della resurrezione di Cristo, sia testimoniato nella nostra comunità attraverso una maggiore comunione, continuamente ricercata e voluta con sforzo da ogni componente, dai sacerdoti ai laici. Preghiamo.
4 - Perchè lo Spirito Santo trovi sempre più spazio nel cuore di ogni uomo nel farci sentire fratelli ed uniti in un unico ideale che è Gesù Cristo. Preghiamo.
5 - Per tutti gli uomini che soffrono a causa della guerra e dell'oppressione, perchè non perdano la speranza e possano credere in un mondo dove regna l'amore. Preghiamo.
6 - Perchè il Signore Risorto infonda e sostenga in noi il coraggio di andare controcorrente e di essere testimoni di valori veri e profondi come l'uguaglianza, la solidarietà e la pace. Preghiamo.
Celebrante: Dio onnipotente, che nel tuo Figlio risorto hai dato a noi la speranza della vita eterna, sostieni in noi la fede, rafforza in noi la speranza e aiutaci a vivere la carità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Non si dice il Credo.

Liturgia eucaristica
Alla presentazione dei doni (ad es. pane e vino portati all'altare dai genitori, padrini o madrine) si può proporre una monizione:
Eccoci giunti alla mensa, fratelli e sorelle; qui noi siamo a casa nostra, nella nostra famiglia, convocati da Gesù, chiamati dal Padre, rafforzati dallo Spirito Santo. Formiamo ora la chiesa nella sua pienezza mentre stiamo preparando i segni per l'annuncio più grande della Pasqua, dopo quelli precedenti che lo hanno annunciato. Il Signore si dona di nuovo a noi nella sua cena sacrificale, per unirci indissolubilmente alla sua risurrezione.
Offriamo anche noi qualche cosa della nostra vita, ora che termina il digiuno e possiamo condividere con gli altri i beni e le speranze di un futuro con Dio.
Durante l'offertorio vengono raccolte le offerte. Canto "Accogli Signore i nostri doni".
Il prefazio proprio va possibilmente cantato, con l'acclamazione del Santo. Si dice la preghiera eucaristica III che ha un ricordo proprio per questa notte pasquale.
Dopo la dossologia canto dell'"Amen, Amen, Amen".
Il canto del Padre nostro dovrebbe, in questa veglia, costituire un'esperienza corale vivissima.
Lo stesso dicasi del segno di pace, scambiato anche con i neobattezzati e con le loro famiglie; si lasci un congruo spazio perché il gesto possa essere compiuto e goduto cordialmente, sempre in vista della successiva comunione eucaristica, per questo i sacerdoti si portano verso l'assemblea.
Durante la comunione, che occorrerà regolare nell'afflusso e deflusso dei fedeli in maniera ferma e discreta, si cantano gli inni della Pasqua (ad es. Risuscitò, Risurrezione...)
Si usa la benedizione solenne.
Nel congedare l'assemblea, il diacono dice: "Andate e portate a tutti la gioia del Signore risorto. Alleluia, alleluia".
Il popolo risponde: "Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia".
Il sacerdote e il diacono baciano l'altare; tutti i ministranti, senza ceri, si mettono davanti all'altare; fanno inchino profondo o genuflessione all'altare e in ordine, a mani giunte, tornano in sacrestia. Il canto festoso ne accompagna l'uscita.


Preparazione 02

Cose da predisporre • Uffici e ministeri:
È indispensabile che con il gruppo liturgico parrocchiale si predispongano tutti i particolari stabilendo compiti e ruoli: occorrono,
- oltre al lavoro del sacrestano,
- il ministrante per il messale,
- uno con la pila,
- il gruppo del fuoco,
- uno per il cero pasquale,
- uno per il vassoio con stilo, candela per accendere il cero (chierichetti)
- due per turibolo e navicella con incenso (chierichetti)
- due per distribuire le candele (chierichetti)
- uno con il microfono e altoparlante,
- uno per le luci,
- otto (o più) lettori,
- cantore per l'Exultet e le litanie dei santi,
- quattro fedeli per la processione dei doni eucaristici (ad es. genitori battezzandi),
- quattro per la raccolta delle offerte,
- il commentatore,
- il coro.
- Fuori della chiesa: stoppino per accendere il cero dal fuoco benedetto; cesta con candele, ampio fuoco acceso a modo di falò; piccola pila per far luce al celebrante; su un vassoio, stilo per incidere il cero; badile o molle per mettere i carboni del fuoco nuovo nel turibolo;
- in mezzo al presbiterio: candelabro di sostegno per il cero pasquale;
- sulla credenza del presbiterio: tovaglia distesa, calice, purificatoio, corporale coperti da velo bianco; manutergio, leggio da altare; tovaglia per la comunione; se si celebra il battesimo: rituale, vasetti degli oli (nuovi, benedetti nel giovedì santo); servizio della lavanda con piatto di limone affettato e cotone; mestolino d'argento o conchiglia; vestine candide; campanello; conopeo bianco prezioso per il tabernacolo;
- all'ambone ornato con un drappo: libro per il canto dell'annuncio della Pasqua; lezionario per le letture.
- sull'altare: croce e tovaglie; candelabri con candele spente;
- nella navata su una mensa: pisside con le particole, patena con le ostie, ampolle con il vino e l'acqua.
Si dovrà curare
- che all'inizio della celebrazione ci sia chi spegne tutte le luci della chiesa e chi accende le candele durante il canto del Gloria;
- che, all'intonazione del Gloria, puntualmente ci sia chi suoni a gloria tutte le campane.

2 - Celebrazione
Solenne inizio della veglia o lucernario
La veglia inizia con la benedizione del fuoco nuovo.
Benedizione del fuoco
Si spengono le luci della chiesa.
Fuori della chiesa, si prepara un fuoco che divampi, un falò vivace attorno al quale si raduna il popolo (gruppo del fuoco).
Il sacerdote viene con i ministri, uno dei quali porta il cero pasquale.
Monizione:
Sorelle e fratelli, siamo radunati per celebrare la notte più luminosa dell'anno. In essa celebriamo e riviviamo nei segni liturgici la risurrezione di Gesù. Uscito dal potere della morte, il Signore conduce anche noi alla vita nuova del battesimo e della solidarietà fraterna della mensa eucaristica. Noi ritroviamo in questa solenne veglia la nostra vera identità.
Quattro grandi tappe costituiscono questa veglia che è già la grande Pasqua: il lucernario che fa brillare Cristo come splendore della vita; la liturgia della parola, la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica.
I fedeli stanno rivolti verso il sacerdote. II sacerdote saluta il popolo con queste parole: "La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre..."
Il popolo risponde: "E con il tuo spirito".
Quindi tiene una breve esortazione sulla veglia pasquale: "Fratelli, in questa santissima notte..."
Il sacerdote esorta quindi tutti a pregare con l'invito: "Preghiamo"; e dice l'orazione: "O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato...".
Preparazione del cero
Compiuta la benedizione del fuoco uno dei ministri (Franco V.) porta il cero pasquale davanti al celebrante.
Il sacerdote, con uno stilo, incide nel cero una croce: sopra di essa traccia una lettera A (alfa) e sotto la lettera ½ (omega); entro i bracci della croce traccia quattro cifre per indicare l'anno corrente, sottolineando i gesti con queste parole:
1. Il Cristo ieri e oggi (incide l'asta verticale)
2. Principio e fine (incide l'asta orizzontale)
3. Alfa (incide sopra l'asta verticale la lettera A)
4. e Omega (incide sotto l'asta verticale la lettera ½)
5. A lui appartengono il tempo (nell'angolo sinistro superiore della croce incide la prima cifra dell'anno corrente)
6. e i secoli. (nell'angolo destro superiore della croce incide la seconda cifra dell'anno corrente)
7. A lui la gloria e il potere (nell'angolo sinistro inferiore della croce incide la terza cifra dell'anno corrente)
8. per tutti secoli in eterno. Amen. (nell'angolo destro inferiore della croce incide la quarta cifra dell'anno corrente)
Al fuoco nuovo viene accesa la candela con la quale il sacerdote accende il cero pasquale dicendo:
La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito.
Quindi, prima di proseguire, si dice questa monizione:
Acceso il cero dal fuoco nuovo di questa notte, occorre che esso illumini e diffonda la luce. Come l'antico popolo ebraico era guidato nel deserto durante la notte da una colonna di luce, così anche noi possiamo avanzare (o sostare), illuminati non solo esternamente, ma spiritualmente, da Cristo. Accenderemo a questa fiamma le nostre candele, moltiplicando così l'unica luce del Signore e comunicandoci fraternamente questo nuovo splendore. Risponderemo: "Rendiamo grazie a Dio" all'acclamazione di colui che porta il cero pasquale.
Processione
I ministranti del turibolo (chierichetti) si accostano al fuoco, prendono alcune braci e lo sistemano nel turibolo, in cui il celebrante infonde l'incenso.
Il sacerdote, prende il cero pasquale e, tenendolo elevato, da solo canta: Cristo, luce del mondo.
Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.
Tutti si avviano verso la chiesa: li precede il turibolo, quindi il sacerdote con il cero acceso.
Giunto a metà della chiesa, il sacerdote si ferma e, alzando il cero, canta per la seconda volta: Cristo, luce del mondo. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.
Alcuni ministranti accendono dal cero la loro candela e diffondono la fiamma agli altri fedeli.
Giunto davanti all'altare, il sacerdote, rivolto verso il popolo, alzando il cero, canta per la terza volta: Cristo, luce del mondo.
Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio
e si accendono le prime quattro luci nella chiesa, non però le candele dell'altare. I ministri vanno alle loro sedi, con le candele accese e restano in piedi.
Annunzio pasquale
Il sacerdote, giunto all'altare, pone il cero pasquale sul candelabro, preparato in fianco all'altare, che viene infuso di incenso.
All'annunzio pasquale si può premettere una monizione:
Il cero da cui abbiamo attinto la nostra fiamma simboleggia lo stesso Cristo nostra speranza. Esso resterà acceso fino a Pentecoste. Noi ora benediciamo e offriamo il cero con il gioioso annuncio della risurrezione di Cristo. Se lui è risorto noi siamo salvi, anzi tutti e tutto possono essere salvi. Seguiamo, con la fiamma accesa e ben alta, il canto di letizia; uniamoci al dialogo cantato e acclamiamo alla fine con il nostro "Amen".
Il sacerdote si reca alla sede, quindi il cantore chiede e riceve la benedizione per la lettura dell'Exultet: Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra, perché tu possa annunziare degnamente la sua resurrezione, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il cantore proclama il preconio pasquale dall'ambone: tutti i presenti stanno in piedi e tengono in mano la candela accesa.
Dopo la proclamzione dell'Exultet si spengono le candele.
Liturgia della Parola
Monizione di apertura:
Entriamo ora nella seconda parte della veglia. La parola di Dio è per noi viva ed efficace: ciò che annuncia lo compie. Rivivremo in tal modo le tappe della storia della salvezza che segna la direzione della nostra vita dal progetto creativo iniziale alla Pasqua di Cristo. Dopo ciascuna lettura e prima del salmo responsoriale, siamo invitati a pregare in silenzio. Così l'ascolto diventa subito meditazione personale e invocazione corale.
I lettori, precedentemente recatisi in fondo la chiesa, si portano all'altare processionalmente recando davanti a tutti il Lezionario.
Quindi giunti davanti al sacerdote ricevono la benedizione: Il Signore sia nel vostro cuore e sulle vostre labbra, perché possiate annunziare degnamente la sua Parola, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Prima di iniziare la lettura della parola di Dio, il sacerdote si rivolge all'assemblea con queste parole:
Fratelli carissimi, dopo il solenne inizio della veglia, ascoltiamo ora in devoto raccoglimento la parola di Dio. Meditiamo come nell'antica alleanza Dio salvò il suo popolo e, nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo Figlio per la nostra redenzione. Preghiamo perché Dio nostro Padre conduca a compimento quest'opera di salvezza incominciata con la Pasqua.
Ha quindi inizio la lettura. Il lettore si reca all'ambone e proclama la prima lettura.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio;
Quindi il cantore esegue il salmo; l'assemblea risponde con il ritornello.
Poi tutti si alzano e il sacerdote invita alla preghiera dicendo: "Preghiamo" il sacerdote conclude con l'orazione.
Alle letture si possono premettere brevi monizioni.
Prima lettura: la creazione (Gn 1,1-2,2)
È Dio che sta all'inizio dell'intera realtà dell'universo e dell'uomo. Ma nella redenzione avvenuta in Gesù c'è una creazione nuova, ancora più mirabile della prima, perché, il battesimo e la vita secondo il vangelo ci danno la misura della dignità dell'uomo e del destino di tutto il creato.
oppure:
Il racconto della creazione è presentato come l'inizio della storia della salvezza per tutti i popoli della terra. Con il peccato l'uomo non ha riconosciuto l'opera divina: ma Dio ama così tanto gli uomini che ha mandato il suo Figlio che con la sua morte e resurrezione li conduce alla salvezza eterna.
(silenzio)
Salmo 103 "Manda il tuo Spirito..."
(Preghiera)
Terza lettura: il passaggio del Mar Rosso (Es 14,15-15,1)
Siamo al racconto emblematico della Pasqua antica e della Pasqua nuova. II passaggio liberatore degli ebrei attraverso il mare prefigura il passaggio di Cristo attraverso la morte verso la vita. Anche noi, nel segno battesimale, passiamo attraverso una morte o immersione per risorgere alla vita di figli, non più di schiavi; di popolo amato, non più di gregge disperso.
oppure:
All'epoca di Mosè Dio fece morire in mare gli Egiziani e salvò il suo popolo Israele. Oggi spesso lo invochiamo perchè faccia giustizia con la sua potenza ma secondo i nostri desideri, verso quelli che noi riteniamo "i cattivi". Ma solo Dio può dare un giudizio secondo "verità" e ci può "liberare" dal nostro peccato di orgoglio se vogliamo riconciliarci con lui e i fratelli. Ci consente cioè di fare un passaggio dalla schiavitù alla libertà. Solo così ci renderemo conto che veramente siamo circondati anche oggi da cose straordinarie, perchè i miracoli avvengono intorno a noi se sappiamo coglierli con occhi nuovi.
Cantico di Mosè (Es 15,1-6.17-18)
Rit. : "Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria!" (cantato)
(Preghiera)
Quinta lettura: la salvezza offerta gratuitamente a tutti gli uomini (Is 55,1-11)
Accogliendo ancora una pagina, fra le più intense, del profeta Isaia, siamo invitati a partecipare a un'offerta di salvezza valida per tutti i tempi e per tutti i luoghi; come tutti abbiamo sete, come tutti abbiamo fame, come tutti desideriamo felicità, così la Pasqua del Signore è un bene universale da condividere senza barriere e senza esclusioni.
oppure:
Il profeta Isaia ci ammonisce invitandoci a considerare la salvezza non come una cosa automatica, non imposta da Dio; Dio non viola la libertà dell'uomo e del suo popolo. Ma l'uomo deve cercare il Signore, che ama farsi trovare; invocarlo; abbandonare il male e seguire i pensieri e le vie di Dio; ascoltare la sua parola creatrice e redentrice. La parola è Gesù Cristo che con la sua morte e resurrezione ci ha redenti.
(silenzio)
Cantico: Is 12,2-6 "Attingeremo con gioia..."
(Preghiera)
Settima lettura: un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 36,16-28)
L'ultima lettura tratta dall'Antico Testamento tocca il vertice dell'attesa e della rivelazione prima di Cristo: Dio ci prepara una realtà nuova che superi definitivamente il peccato e la morte: così farà di noi un popolo nuovo e unito, delle persone dalla mentalità totalmente convertita, mediante un lavacro che anticipa il segno battesimale di Cristo e della chiesa. Questo rinnovamento è possibile in forza della Pasqua del Signore.
(silenzio)
Salmo 41: "Ha sete di te..."
(Preghiera)
Dopo l'ultima lettura dell'Antico Testamento, con il responsorio e l'orazione corrispondente, si accendono le candele dell'altare e le altre luci della chiesa.
Alcuni giovani portano i fiori all'altare.
Il sacerdote intona l'inno Gloria a Dio, che viene cantato da tutti.
Si suonano le campane.
Prima dell'inno si può fare questa monizione:
Le pagine dell'Antico Testamento ci hanno disposto al passaggio verso il Nuovo Testamento, l'alleanza definitiva che ha in Cristo il suo autore e il suo centro. Questo passaggio è ora segnato dal canto dell'inno festivo, pasquale e natalizio, dal suono delle campane che hanno taciuto dalla sera del giovedì santo. Così noi ci avviciniamo, dopo le promesse profetiche, al compimento della Pasqua, al dono della vera libertà.
Finito l'inno, il sacerdote dice la colletta.
Epistola (Rm 6,3-11)
L'apostolo Paolo ci propone un'intensa catechesi sul "passaggio": per mezzo del battesimo siamo sepolti nella morte e risuscitati in una vita nuova, come Cristo. E questa via non ha ritorno: la morte non ha più potere su Cristo né deve averne sui cristiani.
oppure:
Noi adulti non ci ricordiamo del nostro battesimo, lo possiamo "rivivere" se siamo attenti e partecipi ai battesimi dei bambini che celebriamo in comunità. Rivivere il battesimo è calarsi in Cristo, è conoscerlo fino in fondo, Lui veramente morto e risorto per noi. Con la sua morte cancella il nostro peccato, con la sua resurrezione ci apre alla speranza di vita nuova in Dio.
Terminata l'epistola, tutti si alzano: il cantore intona solennemente l'Alleluia.
Per la proclamazione del vangelo non si portano i candelieri, ma soltanto l'incenso.
Vangelo
Anno A (Mt 28,1-10)
L'annuncio della risurrezione di Cristo è accompagnato da segni impressionanti (terremoto, discesa dell'angelo, svenimento delle guardie); ma saranno delle donne impaurite a dare il primo segno della fede pasquale, che diventa poi un messaggio da diffondere perchè si possa incontrare il Cristo in tutte le Galilee del mondo.
Anno B (Mc 16,1-18)
Colui che era stato crocifisso è risorto! Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. C'è in questa pagina evangelica una grande discrezione e una chiara allusione al fatto che solo nella fede e non nella semplice curiosità di ragione si può gioire e accogliere il risorto.
Liturgia battesimale
Il sacerdote con i ministri si reca al fonte battesimale, il diaconoporta il cero pasquale.
I bambini vengono portati dai genitori e dai padrini alla presenza della comunità riunita.
Monizione prima della liturgia battesimale (se vi sono battezzandi):
Inizia ora il terzo momento di questa veglia pasquale: la liturgia battesimale. L'evento della risurrezione che ha richiamato Gesù nella tomba per farlo Signore dei vivi e dei morti, si realizza ora per questi nostri piccoli fratelli e sorelle che conduciamo al fonte per essere immersi nella stessa morte e fatti riemergere alla stessa risurrezione di Gesù. Il battesimo ricordi a tutti noi già battezzati la nostra dignità di figli di Dio, di fratelli di Cristo, di dimora dello Spirito Santo. Con gioia seguiamo e partecipiamo alla nascita dei nuovi cristiani.
Il sacerdote rivolge un'esortazione ai presenti con queste parole o con altre simili:
Se ci sono battezzandi:
Carissimi, accompagniamo con la nostra unanime preghiera questi candidati al battesimo [la gioiosa speranza dei nostri fratelli], perché Dio Padre onnipotente, nella sua grande bontà, li guidi al fonte della rigenerazione.
Litanie dei santi
Il cantore intona le litanie: tutti stanno in piedi (siamo nel tempo pasquale) e rispondono. Si aggiungano i nomi dei santi della chiesa particolare, dei patroni del luogo della chiesa dei battezzandi.
Benedizione dell'acqua
Se ci sono battezzandi, il sacerdote benedice l'acqua battesimale; dice l'orazione: "O Dio, per mezzo dei segni sacramentali...". Immergendo, secondo l'opportunità, il cero pasquale, una o tre volte, nell'acqua, continua: "Discenda, Padre, in quest'acqua, per opera del tuo Figlio, la potenza dello Spirito Santo...".
Toglie il cero dall'acqua, mentre l'assemblea fa questa acclamazione:
"Sorgenti delle acque, benedite il Signore: lodatelo ed esaltatelo nei secoli". (solo se cantato)
Rinnovazione delle promesse battesimali
Alcuni ministranti accendono dal cero la loro candela e diffondono la fiamma agli altri fedeli. Tutti, stando in piedi e con in mano la candela accesa, rinnovano le promesse del battesimo. Il sacerdote si rivolge ai fedeli con queste parole o altre simili: "Fratelli carissimi, per mezzo del battesimo siamo diventati partecipi...".
Quindi alle domande del sacerdote che chiede: "Rinunziate...?", tutti rispondono: "Rinunzio!".
Alle domande: "Credete...?", tutti rispondono: "Credo". II sacerdote conclude: "Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo...". Tutti rispondono: "Amen".
Rito del Battesimo
Il sacerdote procede al Rito del Battesimo ad esclusione dei riti di accoglienza, la preghiera e l'unzione prebattesimale che sono già stati anticipati.
Al termine del rito tutti i fedeli sono invitati a recarsi in processione a bagnarsi all'acqua nuova che ciascun sacerdote tiene in un piccolo bacile.
Durante la processione si canta "Come il cervo all'acqua va".
Fatta la processione, il sacerdote ritorna alla sede e guida la preghiera universale.
Celebrante: Fratelli e sorelle, in questa notte ci sentiamo rafforzati nella fede. Eleviamo la nostra preghiera al Signore, presentando davanti a Lui le angosce e le gioie, i dolori e le speranze di tutta l'umanità.
1 - Per la Chiesa di Dio: perchè abbia sempre più viva coscienza di essere comunità pasquale, generata dal Cristo, umiliato sulla croce e glorificato nella risurrezione. Preghiamo.
2 - Per questi battezzati e per i loro genitori: perchè aspersi dal sangue e dall'acqua del costato di Cristo, risuscitino la grazia della loro nascita nello Spirito Santo. Preghiamo.
3 - Perchè l'Alleluia pasquale, segno della resurrezione di Cristo, sia testimoniato nella nostra comunità attraverso una maggiore comunione, continuamente ricercata e voluta con sforzo da ogni componente, dai sacerdoti ai laici. Preghiamo.
4 - Perchè lo Spirito Santo trovi sempre più spazio nel cuore di ogni uomo nel farci sentire fratelli ed uniti in un unico ideale che è Gesù Cristo. Preghiamo.
5 - Per tutti gli uomini che soffrono a causa della guerra e dell'oppressione, perchè non perdano la speranza e possano credere in un mondo dove regna l'amore. Preghiamo.
6 - Perchè il Signore Risorto infonda e sostenga in noi il coraggio di andare controcorrente e di essere testimoni di valori veri e profondi come l'uguaglianza, la solidarietà e la pace. Preghiamo.
Celebrante: Dio onnipotente, che nel tuo Figlio risorto hai dato a noi la speranza della vita eterna, sostieni in noi la fede, rafforza in noi la speranza e aiutaci a vivere la carità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Non si dice il Credo.

Liturgia eucaristica
Alla presentazione dei doni (ad es. pane e vino portati all'altare dai genitori, padrini o madrine) si può proporre una monizione:
Eccoci giunti alla mensa, fratelli e sorelle; qui noi siamo a casa nostra, nella nostra famiglia, convocati da Gesù, chiamati dal Padre, rafforzati dallo Spirito Santo. Formiamo ora la chiesa nella sua pienezza mentre stiamo preparando i segni per l'annuncio più grande della Pasqua, dopo quelli precedenti che lo hanno annunciato. Il Signore si dona di nuovo a noi nella sua cena sacrificale, per unirci indissolubilmente alla sua risurrezione.
Offriamo anche noi qualche cosa della nostra vita, ora che termina il digiuno e possiamo condividere con gli altri i beni e le speranze di un futuro con Dio.
Durante l'offertorio vengono raccolte le offerte. Canto "Accogli Signore i nostri doni".
Il prefazio proprio va possibilmente cantato, con l'acclamazione del Santo. Si dice la preghiera eucaristica III che ha un ricordo proprio per questa notte pasquale.
Dopo la dossologia canto dell'"Amen, Amen, Amen".
Il canto del Padre nostro dovrebbe, in questa veglia, costituire un'esperienza corale vivissima.
Lo stesso dicasi del segno di pace, scambiato anche con i neobattezzati e con le loro famiglie; si lasci un congruo spazio perché il gesto possa essere compiuto e goduto cordialmente, sempre in vista della successiva comunione eucaristica, per questo i sacerdoti si portano verso l'assemblea.
Durante la comunione, che occorrerà regolare nell'afflusso e deflusso dei fedeli in maniera ferma e discreta, si cantano gli inni della Pasqua (ad es. Risuscitò, Risurrezione...)
Si usa la benedizione solenne.
Nel congedare l'assemblea, il diacono dice: "Andate e portate a tutti la gioia del Signore risorto. Alleluia, alleluia".
Il popolo risponde: "Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia".
Il sacerdote e il diacono baciano l'altare; tutti i ministranti, senza ceri, si mettono davanti all'altare; fanno inchino profondo o genuflessione all'altare e in ordine, a mani giunte, tornano in sacrestia. Il canto festoso ne accompagna l'uscita.
 
  


Cose da predisporre • Uffici e ministeri:
È indispensabile che con il gruppo liturgico parrocchiale si predispongano tutti i particolari stabilendo compiti e ruoli: occorrono,
- oltre al lavoro del sacrestano,
- il ministrante per il messale,
- uno con la pila,
- il gruppo del fuoco,
- uno per il cero pasquale,
- uno per il vassoio con stilo, candela per accendere il cero (chierichetti)
- due per turibolo e navicella con incenso (chierichetti)
- due per distribuire le candele (chierichetti)
- uno con il microfono e altoparlante,
- uno per le luci,
- otto (o più) lettori,
- cantore per l'Exultet e le litanie dei santi,
- quattro fedeli per la processione dei doni eucaristici (ad es. genitori battezzandi),
- quattro per la raccolta delle offerte,
- il commentatore,
- il coro.
- Fuori della chiesa: stoppino per accendere il cero dal fuoco benedetto; cesta con candele, ampio fuoco acceso a modo di falò; piccola pila per far luce al celebrante; su un vassoio, stilo per incidere il cero; badile o molle per mettere i carboni del fuoco nuovo nel turibolo;
- in mezzo al presbiterio: candelabro di sostegno per il cero pasquale;
- sulla credenza del presbiterio: tovaglia distesa, calice, purificatoio, corporale coperti da velo bianco; manutergio, leggio da altare; tovaglia per la comunione; se si celebra il battesimo: rituale, vasetti degli oli (nuovi, benedetti nel giovedì santo); servizio della lavanda con piatto di limone affettato e cotone; mestolino d'argento o conchiglia; vestine candide; campanello; conopeo bianco prezioso per il tabernacolo;
- all'ambone ornato con un drappo: libro per il canto dell'annuncio della Pasqua; lezionario per le letture.
- sull'altare: croce e tovaglie; candelabri con candele spente;
- nella navata su una mensa: pisside con le particole, patena con le ostie, ampolle con il vino e l'acqua.
Si dovrà curare
- che all'inizio della celebrazione ci sia chi spegne tutte le luci della chiesa e chi accende le candele durante il canto del Gloria;
- che, all'intonazione del Gloria, puntualmente ci sia chi suoni a gloria tutte le campane.

2 - Celebrazione
Solenne inizio della veglia o lucernario
La veglia inizia con la benedizione del fuoco nuovo.
Benedizione del fuoco
Si spengono le luci della chiesa.
Fuori della chiesa, si prepara un fuoco che divampi, un falò vivace attorno al quale si raduna il popolo (gruppo del fuoco).
Il sacerdote viene con i ministri, uno dei quali porta il cero pasquale.
Monizione:
Sorelle e fratelli, siamo radunati per celebrare la notte più luminosa dell'anno. In essa celebriamo e riviviamo nei segni liturgici la risurrezione di Gesù. Uscito dal potere della morte, il Signore conduce anche noi alla vita nuova del battesimo e della solidarietà fraterna della mensa eucaristica. Noi ritroviamo in questa solenne veglia la nostra vera identità.
Quattro grandi tappe costituiscono questa veglia che è già la grande Pasqua: il lucernario che fa brillare Cristo come splendore della vita; la liturgia della parola, la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica.
I fedeli stanno rivolti verso il sacerdote. II sacerdote saluta il popolo con queste parole: "La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre..."
Il popolo risponde: "E con il tuo spirito".
Quindi tiene una breve esortazione sulla veglia pasquale: "Fratelli, in questa santissima notte..."
Il sacerdote esorta quindi tutti a pregare con l'invito: "Preghiamo"; e dice l'orazione: "O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato...".
Preparazione del cero
Compiuta la benedizione del fuoco uno dei ministri (Franco V.) porta il cero pasquale davanti al celebrante.
Il sacerdote, con uno stilo, incide nel cero una croce: sopra di essa traccia una lettera A (alfa) e sotto la lettera ½ (omega); entro i bracci della croce traccia quattro cifre per indicare l'anno corrente, sottolineando i gesti con queste parole:
1. Il Cristo ieri e oggi (incide l'asta verticale)
2. Principio e fine (incide l'asta orizzontale)
3. Alfa (incide sopra l'asta verticale la lettera A)
4. e Omega (incide sotto l'asta verticale la lettera ½)
5. A lui appartengono il tempo (nell'angolo sinistro superiore della croce incide la prima cifra dell'anno corrente)
6. e i secoli. (nell'angolo destro superiore della croce incide la seconda cifra dell'anno corrente)
7. A lui la gloria e il potere (nell'angolo sinistro inferiore della croce incide la terza cifra dell'anno corrente)
8. per tutti secoli in eterno. Amen. (nell'angolo destro inferiore della croce incide la quarta cifra dell'anno corrente)
Al fuoco nuovo viene accesa la candela con la quale il sacerdote accende il cero pasquale dicendo:
La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito.
Quindi, prima di proseguire, si dice questa monizione:
Acceso il cero dal fuoco nuovo di questa notte, occorre che esso illumini e diffonda la luce. Come l'antico popolo ebraico era guidato nel deserto durante la notte da una colonna di luce, così anche noi possiamo avanzare (o sostare), illuminati non solo esternamente, ma spiritualmente, da Cristo. Accenderemo a questa fiamma le nostre candele, moltiplicando così l'unica luce del Signore e comunicandoci fraternamente questo nuovo splendore. Risponderemo: "Rendiamo grazie a Dio" all'acclamazione di colui che porta il cero pasquale.
Processione
I ministranti del turibolo (chierichetti) si accostano al fuoco, prendono alcune braci e lo sistemano nel turibolo, in cui il celebrante infonde l'incenso.
Il sacerdote, prende il cero pasquale e, tenendolo elevato, da solo canta: Cristo, luce del mondo.
Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.
Tutti si avviano verso la chiesa: li precede il turibolo, quindi il sacerdote con il cero acceso.
Giunto a metà della chiesa, il sacerdote si ferma e, alzando il cero, canta per la seconda volta: Cristo, luce del mondo. Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio.
Alcuni ministranti accendono dal cero la loro candela e diffondono la fiamma agli altri fedeli.
Giunto davanti all'altare, il sacerdote, rivolto verso il popolo, alzando il cero, canta per la terza volta: Cristo, luce del mondo.
Tutti rispondono: Rendiamo grazie a Dio
e si accendono le prime quattro luci nella chiesa, non però le candele dell'altare. I ministri vanno alle loro sedi, con le candele accese e restano in piedi.
Annunzio pasquale
Il sacerdote, giunto all'altare, pone il cero pasquale sul candelabro, preparato in fianco all'altare, che viene infuso di incenso.
All'annunzio pasquale si può premettere una monizione:
Il cero da cui abbiamo attinto la nostra fiamma simboleggia lo stesso Cristo nostra speranza. Esso resterà acceso fino a Pentecoste. Noi ora benediciamo e offriamo il cero con il gioioso annuncio della risurrezione di Cristo. Se lui è risorto noi siamo salvi, anzi tutti e tutto possono essere salvi. Seguiamo, con la fiamma accesa e ben alta, il canto di letizia; uniamoci al dialogo cantato e acclamiamo alla fine con il nostro "Amen".
Il sacerdote si reca alla sede, quindi il cantore chiede e riceve la benedizione per la lettura dell'Exultet: Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra, perché tu possa annunziare degnamente la sua resurrezione, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il cantore proclama il preconio pasquale dall'ambone: tutti i presenti stanno in piedi e tengono in mano la candela accesa.
Dopo la proclamzione dell'Exultet si spengono le candele.
Liturgia della Parola
Monizione di apertura:
Entriamo ora nella seconda parte della veglia. La parola di Dio è per noi viva ed efficace: ciò che annuncia lo compie. Rivivremo in tal modo le tappe della storia della salvezza che segna la direzione della nostra vita dal progetto creativo iniziale alla Pasqua di Cristo. Dopo ciascuna lettura e prima del salmo responsoriale, siamo invitati a pregare in silenzio. Così l'ascolto diventa subito meditazione personale e invocazione corale.
I lettori, precedentemente recatisi in fondo la chiesa, si portano all'altare processionalmente recando davanti a tutti il Lezionario.
Quindi giunti davanti al sacerdote ricevono la benedizione: Il Signore sia nel vostro cuore e sulle vostre labbra, perché possiate annunziare degnamente la sua Parola, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Prima di iniziare la lettura della parola di Dio, il sacerdote si rivolge all'assemblea con queste parole:
Fratelli carissimi, dopo il solenne inizio della veglia, ascoltiamo ora in devoto raccoglimento la parola di Dio. Meditiamo come nell'antica alleanza Dio salvò il suo popolo e, nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo Figlio per la nostra redenzione. Preghiamo perché Dio nostro Padre conduca a compimento quest'opera di salvezza incominciata con la Pasqua.
Ha quindi inizio la lettura. Il lettore si reca all'ambone e proclama la prima lettura.
Tutti pregano per qualche momento in silenzio;
Quindi il cantore esegue il salmo; l'assemblea risponde con il ritornello.
Poi tutti si alzano e il sacerdote invita alla preghiera dicendo: "Preghiamo" il sacerdote conclude con l'orazione.
Alle letture si possono premettere brevi monizioni.
Prima lettura: la creazione (Gn 1,1-2,2)
È Dio che sta all'inizio dell'intera realtà dell'universo e dell'uomo. Ma nella redenzione avvenuta in Gesù c'è una creazione nuova, ancora più mirabile della prima, perché, il battesimo e la vita secondo il vangelo ci danno la misura della dignità dell'uomo e del destino di tutto il creato.
oppure:
Il racconto della creazione è presentato come l'inizio della storia della salvezza per tutti i popoli della terra. Con il peccato l'uomo non ha riconosciuto l'opera divina: ma Dio ama così tanto gli uomini che ha mandato il suo Figlio che con la sua morte e resurrezione li conduce alla salvezza eterna.
(silenzio)
Salmo 103 "Manda il tuo Spirito..."
(Preghiera)
Terza lettura: il passaggio del Mar Rosso (Es 14,15-15,1)
Siamo al racconto emblematico della Pasqua antica e della Pasqua nuova. II passaggio liberatore degli ebrei attraverso il mare prefigura il passaggio di Cristo attraverso la morte verso la vita. Anche noi, nel segno battesimale, passiamo attraverso una morte o immersione per risorgere alla vita di figli, non più di schiavi; di popolo amato, non più di gregge disperso.
oppure:
All'epoca di Mosè Dio fece morire in mare gli Egiziani e salvò il suo popolo Israele. Oggi spesso lo invochiamo perchè faccia giustizia con la sua potenza ma secondo i nostri desideri, verso quelli che noi riteniamo "i cattivi". Ma solo Dio può dare un giudizio secondo "verità" e ci può "liberare" dal nostro peccato di orgoglio se vogliamo riconciliarci con lui e i fratelli. Ci consente cioè di fare un passaggio dalla schiavitù alla libertà. Solo così ci renderemo conto che veramente siamo circondati anche oggi da cose straordinarie, perchè i miracoli avvengono intorno a noi se sappiamo coglierli con occhi nuovi.
Cantico di Mosè (Es 15,1-6.17-18)
Rit. : "Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria!" (cantato)
(Preghiera)
Quinta lettura: la salvezza offerta gratuitamente a tutti gli uomini (Is 55,1-11)
Accogliendo ancora una pagina, fra le più intense, del profeta Isaia, siamo invitati a partecipare a un'offerta di salvezza valida per tutti i tempi e per tutti i luoghi; come tutti abbiamo sete, come tutti abbiamo fame, come tutti desideriamo felicità, così la Pasqua del Signore è un bene universale da condividere senza barriere e senza esclusioni.
oppure:
Il profeta Isaia ci ammonisce invitandoci a considerare la salvezza non come una cosa automatica, non imposta da Dio; Dio non viola la libertà dell'uomo e del suo popolo. Ma l'uomo deve cercare il Signore, che ama farsi trovare; invocarlo; abbandonare il male e seguire i pensieri e le vie di Dio; ascoltare la sua parola creatrice e redentrice. La parola è Gesù Cristo che con la sua morte e resurrezione ci ha redenti.
(silenzio)
Cantico: Is 12,2-6 "Attingeremo con gioia..."
(Preghiera)
Settima lettura: un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 36,16-28)
L'ultima lettura tratta dall'Antico Testamento tocca il vertice dell'attesa e della rivelazione prima di Cristo: Dio ci prepara una realtà nuova che superi definitivamente il peccato e la morte: così farà di noi un popolo nuovo e unito, delle persone dalla mentalità totalmente convertita, mediante un lavacro che anticipa il segno battesimale di Cristo e della chiesa. Questo rinnovamento è possibile in forza della Pasqua del Signore.
(silenzio)
Salmo 41: "Ha sete di te..."
(Preghiera)
Dopo l'ultima lettura dell'Antico Testamento, con il responsorio e l'orazione corrispondente, si accendono le candele dell'altare e le altre luci della chiesa.
Alcuni giovani portano i fiori all'altare.
Il sacerdote intona l'inno Gloria a Dio, che viene cantato da tutti.
Si suonano le campane.
Prima dell'inno si può fare questa monizione:
Le pagine dell'Antico Testamento ci hanno disposto al passaggio verso il Nuovo Testamento, l'alleanza definitiva che ha in Cristo il suo autore e il suo centro. Questo passaggio è ora segnato dal canto dell'inno festivo, pasquale e natalizio, dal suono delle campane che hanno taciuto dalla sera del giovedì santo. Così noi ci avviciniamo, dopo le promesse profetiche, al compimento della Pasqua, al dono della vera libertà.
Finito l'inno, il sacerdote dice la colletta.
Epistola (Rm 6,3-11)
L'apostolo Paolo ci propone un'intensa catechesi sul "passaggio": per mezzo del battesimo siamo sepolti nella morte e risuscitati in una vita nuova, come Cristo. E questa via non ha ritorno: la morte non ha più potere su Cristo né deve averne sui cristiani.
oppure:
Noi adulti non ci ricordiamo del nostro battesimo, lo possiamo "rivivere" se siamo attenti e partecipi ai battesimi dei bambini che celebriamo in comunità. Rivivere il battesimo è calarsi in Cristo, è conoscerlo fino in fondo, Lui veramente morto e risorto per noi. Con la sua morte cancella il nostro peccato, con la sua resurrezione ci apre alla speranza di vita nuova in Dio.
Terminata l'epistola, tutti si alzano: il cantore intona solennemente l'Alleluia.
Per la proclamazione del vangelo non si portano i candelieri, ma soltanto l'incenso.
Vangelo
Anno A (Mt 28,1-10)
L'annuncio della risurrezione di Cristo è accompagnato da segni impressionanti (terremoto, discesa dell'angelo, svenimento delle guardie); ma saranno delle donne impaurite a dare il primo segno della fede pasquale, che diventa poi un messaggio da diffondere perchè si possa incontrare il Cristo in tutte le Galilee del mondo.
Anno B (Mc 16,1-18)
Colui che era stato crocifisso è risorto! Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. C'è in questa pagina evangelica una grande discrezione e una chiara allusione al fatto che solo nella fede e non nella semplice curiosità di ragione si può gioire e accogliere il risorto.
Liturgia battesimale
Il sacerdote con i ministri si reca al fonte battesimale, il diaconoporta il cero pasquale.
I bambini vengono portati dai genitori e dai padrini alla presenza della comunità riunita.
Monizione prima della liturgia battesimale (se vi sono battezzandi):
Inizia ora il terzo momento di questa veglia pasquale: la liturgia battesimale. L'evento della risurrezione che ha richiamato Gesù nella tomba per farlo Signore dei vivi e dei morti, si realizza ora per questi nostri piccoli fratelli e sorelle che conduciamo al fonte per essere immersi nella stessa morte e fatti riemergere alla stessa risurrezione di Gesù. Il battesimo ricordi a tutti noi già battezzati la nostra dignità di figli di Dio, di fratelli di Cristo, di dimora dello Spirito Santo. Con gioia seguiamo e partecipiamo alla nascita dei nuovi cristiani.
Il sacerdote rivolge un'esortazione ai presenti con queste parole o con altre simili:
Se ci sono battezzandi:
Carissimi, accompagniamo con la nostra unanime preghiera questi candidati al battesimo [la gioiosa speranza dei nostri fratelli], perché Dio Padre onnipotente, nella sua grande bontà, li guidi al fonte della rigenerazione.
Litanie dei santi
Il cantore intona le litanie: tutti stanno in piedi (siamo nel tempo pasquale) e rispondono. Si aggiungano i nomi dei santi della chiesa particolare, dei patroni del luogo della chiesa dei battezzandi.
Benedizione dell'acqua
Se ci sono battezzandi, il sacerdote benedice l'acqua battesimale; dice l'orazione: "O Dio, per mezzo dei segni sacramentali...". Immergendo, secondo l'opportunità, il cero pasquale, una o tre volte, nell'acqua, continua: "Discenda, Padre, in quest'acqua, per opera del tuo Figlio, la potenza dello Spirito Santo...".
Toglie il cero dall'acqua, mentre l'assemblea fa questa acclamazione:
"Sorgenti delle acque, benedite il Signore: lodatelo ed esaltatelo nei secoli". (solo se cantato)
Rinnovazione delle promesse battesimali
Alcuni ministranti accendono dal cero la loro candela e diffondono la fiamma agli altri fedeli. Tutti, stando in piedi e con in mano la candela accesa, rinnovano le promesse del battesimo. Il sacerdote si rivolge ai fedeli con queste parole o altre simili: "Fratelli carissimi, per mezzo del battesimo siamo diventati partecipi...".
Quindi alle domande del sacerdote che chiede: "Rinunziate...?", tutti rispondono: "Rinunzio!".
Alle domande: "Credete...?", tutti rispondono: "Credo". II sacerdote conclude: "Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo...". Tutti rispondono: "Amen".
Rito del Battesimo
Il sacerdote procede al Rito del Battesimo ad esclusione dei riti di accoglienza, la preghiera e l'unzione prebattesimale che sono già stati anticipati.
Al termine del rito tutti i fedeli sono invitati a recarsi in processione a bagnarsi all'acqua nuova che ciascun sacerdote tiene in un piccolo bacile.
Durante la processione si canta "Come il cervo all'acqua va".
Fatta la processione, il sacerdote ritorna alla sede e guida la preghiera universale.
Celebrante: Fratelli e sorelle, in questa notte ci sentiamo rafforzati nella fede. Eleviamo la nostra preghiera al Signore, presentando davanti a Lui le angosce e le gioie, i dolori e le speranze di tutta l'umanità.
1 - Per la Chiesa di Dio: perchè abbia sempre più viva coscienza di essere comunità pasquale, generata dal Cristo, umiliato sulla croce e glorificato nella risurrezione. Preghiamo.
2 - Per questi battezzati e per i loro genitori: perchè aspersi dal sangue e dall'acqua del costato di Cristo, risuscitino la grazia della loro nascita nello Spirito Santo. Preghiamo.
3 - Perchè l'Alleluia pasquale, segno della resurrezione di Cristo, sia testimoniato nella nostra comunità attraverso una maggiore comunione, continuamente ricercata e voluta con sforzo da ogni componente, dai sacerdoti ai laici. Preghiamo.
4 - Perchè lo Spirito Santo trovi sempre più spazio nel cuore di ogni uomo nel farci sentire fratelli ed uniti in un unico ideale che è Gesù Cristo. Preghiamo.
5 - Per tutti gli uomini che soffrono a causa della guerra e dell'oppressione, perchè non perdano la speranza e possano credere in un mondo dove regna l'amore. Preghiamo.
6 - Perchè il Signore Risorto infonda e sostenga in noi il coraggio di andare controcorrente e di essere testimoni di valori veri e profondi come l'uguaglianza, la solidarietà e la pace. Preghiamo.
Celebrante: Dio onnipotente, che nel tuo Figlio risorto hai dato a noi la speranza della vita eterna, sostieni in noi la fede, rafforza in noi la speranza e aiutaci a vivere la carità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Non si dice il Credo.

Liturgia eucaristica
Alla presentazione dei doni (ad es. pane e vino portati all'altare dai genitori, padrini o madrine) si può proporre una monizione:
Eccoci giunti alla mensa, fratelli e sorelle; qui noi siamo a casa nostra, nella nostra famiglia, convocati da Gesù, chiamati dal Padre, rafforzati dallo Spirito Santo. Formiamo ora la chiesa nella sua pienezza mentre stiamo preparando i segni per l'annuncio più grande della Pasqua, dopo quelli precedenti che lo hanno annunciato. Il Signore si dona di nuovo a noi nella sua cena sacrificale, per unirci indissolubilmente alla sua risurrezione.
Offriamo anche noi qualche cosa della nostra vita, ora che termina il digiuno e possiamo condividere con gli altri i beni e le speranze di un futuro con Dio.
Durante l'offertorio vengono raccolte le offerte. Canto "Accogli Signore i nostri doni".
Il prefazio proprio va possibilmente cantato, con l'acclamazione del Santo. Si dice la preghiera eucaristica III che ha un ricordo proprio per questa notte pasquale.
Dopo la dossologia canto dell'"Amen, Amen, Amen".
Il canto del Padre nostro dovrebbe, in questa veglia, costituire un'esperienza corale vivissima.
Lo stesso dicasi del segno di pace, scambiato anche con i neobattezzati e con le loro famiglie; si lasci un congruo spazio perché il gesto possa essere compiuto e goduto cordialmente, sempre in vista della successiva comunione eucaristica, per questo i sacerdoti si portano verso l'assemblea.
Durante la comunione, che occorrerà regolare nell'afflusso e deflusso dei fedeli in maniera ferma e discreta, si cantano gli inni della Pasqua (ad es. Risuscitò, Risurrezione...)
Si usa la benedizione solenne.
Nel congedare l'assemblea, il diacono dice: "Andate e portate a tutti la gioia del Signore risorto. Alleluia, alleluia".
Il popolo risponde: "Rendiamo grazie a Dio. Alleluia, alleluia".
Il sacerdote e il diacono baciano l'altare; tutti i ministranti, senza ceri, si mettono davanti all'altare; fanno inchino profondo o genuflessione all'altare e in ordine, a mani giunte, tornano in sacrestia. Il canto festoso ne accompagna l'uscita.
  
Antifona
Fratelli, in questa santissima notte, nella quale Gesù Cristo nostro Signore passò dalla morte alla vita, la Chiesa, diffusa su tutta la terra, chiama i suoi figli a vegliare in preghiera. Rivivremo la Pasqua del Signore nell’ascolto della Parola e nella partecipazione ai Sacramenti; Cristo risorto confermerà in noi la speranza di partecipare alla vittoria sulla morte e di vivere con lui in Dio Padre.Benedizione del fuocoAccensione del ceroProcessioneExultet
Colletta • Il Celebrante:
Fratelli carissimi, dopo il solenne inizio della Veglia, ascoltiamo ora in devoto raccoglimento la parola di Dio. Meditiamo come nell’antica alleanza Dio salvò il suo popolo e nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo figlio per la nostra redenzione. Preghiamo perché Dio nostro Padre conduca a compimento quest’opera di salvezza incominciata con la Pasqua.

Prima Lettura
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona
Dal libro della Genesi • 1, 1-2,2
In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.
Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona. Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: «Le acque brùlichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brùlicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltìplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.
Parola di Dio.

Salmo responsoriale • dal Salmo 32
R. Dell’amore del Signore è piena la terra.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto:
dell’amore del Signore è piena la terra. R.

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi. R.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini. R.

L’anima nostra attende il Signore,
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.

Orazione • Dio onnipotente ed eterno, ammirabile in tutte le opere del tuo amore, illumina i figli da te redenti perché comprendano che, se fu grande all’inizio la creazione del mondo, ben più grande, nella pienezza dei tempi, fu l’opera della nostra redenzione, nel sacrificio pasquale di Cristo Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
R. Amen.

Seconda lettura
Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.
Dal libro della Genesi • 22, 1-18
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.
Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme. Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
Abramo chiamò quel luogo «Il Signore vede»; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Parola di Dio.

Salmo responsoriale dal Salmo 15
R. Canterò per sempre l’amore del Signore.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.

Orazione • O Dio, Padre dei credenti, che estendendo a tutti gli uomini il dono dell’adozione filiale, moltiplichi in tutta la terra i tuoi figli, e nel sacramento pasquale del Battesimo adempi la promessa fatta ad Abramo di renderlo padre di tutte le nazioni, concedi al tuo popolo di rispondere degnamente alla grazia della tua chiamata. Per Cristo nostro Signore. • R. Amen.

Terza lettura
Gli Israeliti camminarono sull’asciutto in mezzo al mare.
Dal libro dell’Esodo • 14, 15-15,1
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».
L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte.
Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare.
Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!».
Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra.
In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l’Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.
Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:

Salmo responsoriale • Es 15,1-2;3-4.6.17
R. Cantiamo al Signore: è veramente glorioso!
«Voglio cantare al Signore,
perché ha mirabilmente trionfato:
cavallo e cavaliere
ha gettato nel mare. R.

Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
È il mio Dio: lo voglio lodare,
il Dio di mio padre: lo voglio esaltare! R.

Il Signore è un guerriero,
Signore è il suo nome.
I carri del faraone e il suo esercito li ha scagliati nel mare;
i suoi combattenti scelti furono sommersi nel Mar Rosso. R.

Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.
La tua destra, Signore, è gloriosa per la potenza,
la tua destra, Signore, annienta il nemico. R.
Tu lo fai entrare e lo pianti sul monte della tua eredità,
luogo che per tua dimora, Signore, hai preparato,
santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato.
Il Signore regni in eterno e per sempre!». R.

Orazione • O Dio, anche ai nostri tempi vediamo risplendere i tuoi antichi prodigi: ciò che facesti con la tua mano potente per liberare un solo popolo dall’oppressione del faraone, ora lo compi attraverso l’acqua del Battesimo per la salvezza di tutti i popoli; concedi che l’umanità intera sia accolta tra i figli di Abramo e partecipi alla dignità del popolo eletto. Per Cristo nostro Signore. • R. Amen.

Quarta lettura
Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te.
Dal libro del profeta Isaia • 54, 5-14
Tuo sposo è il tuo creatore, Signore degli eserciti è il suo nome; tuo redentore è il Santo d’Israele, è chiamato Dio di tutta la terra. Come una donna abbandonata e con l’animo afflitto, ti ha richiamata il Signore. Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù? – dice il tuo Dio. Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore. In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore. Ora è per me come ai giorni di Noè, quando giurai che non avrei più riversato le acque di Noè sulla terra; così ora giuro di non più adirarmi con te e di non più minacciarti. Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace, dice il Signore che ti usa misericordia.
Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata, ecco io pongo sullo stibio le tue pietre e sugli zaffìri pongo le tue fondamenta. Farò di rubini la tua merlatura, le tue porte saranno di berilli, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose. Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, grande sarà la prosperità dei tuoi figli; sarai fondata sulla giustizia. Tieniti lontana dall’oppressione, perché non dovrai temere, dallo spavento, perché non ti si accosterà. Parola di Dio.

Salmo responsoriale • Salmo 29
R. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. R.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia. R.

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. R.

Orazione • O Dio, Padre di tutti gli uomini, moltiplica a gloria del tuo nome la discendenza promessa alla fede dei patriarchi, e aumenta il numero dei tuoi figli, perché la Chiesa veda pienamente adempiuto il disegno universale di salvezza, nel quale i nostri padri avevano fermamente sperato. Per Cristo nostro Signore. R. Amen.

Quinta lettura
Venite a me e vivrete; stabilirò per voi un’alleanza eterna.
Dal libro del profeta Isaìa • 55, 1-11
Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora.
Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocàtelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».  Parola di Dio.

Salmo responsoriale • Is 12, 2. 4-6
R. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.

Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.
Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. R.

Orazione • Dio onnipotente ed eterno, unica speranza del mondo, tu hai preannunziato con il messaggio dei profeti i misteri che oggi si compiono; ravviva la nostra sete di salvezza, perché soltanto per l’azione del tuo Spirito possiamo progredire nelle vie della tua giustizia. Per Cristo nostro Signore.  R. Amen.

Sesta lettura
Cammina allo splendore della luce del Signore.
Dal libro del profeta Baruc • 3, 9-15. 32 - 4,4
Ascolta, Israele, i comandamenti della vita, porgi l’orecchio per conoscere la prudenza. Perché, Israele? Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi? Tu hai abbandonato la fonte della sapienza! Se tu avessi camminato nella via di Dio, avresti abitato per sempre nella pace. Impara dov’è la prudenza, dov’è la forza, dov’è l’intelligenza, per comprendere anche dov’è la longevità e la vita, dov’è la luce degli occhi e la pace. Ma chi ha scoperto la sua dimora, chi è penetrato nei suoi tesori?
Ma colui che sa tutto, la conosce e l’ha scrutata con la sua intelligenza, colui che ha formato la terra per sempre e l’ha riempita di quadrupedi, colui che manda la luce ed essa corre, l’ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore. Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!», e hanno brillato di gioia per colui che le ha create. Egli è il nostro Dio, e nessun altro può essere confrontato con lui. Egli ha scoperto ogni via della sapienza e l’ha data a Giacobbe, suo servo, a Israele, suo amato. Per questo è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini. Essa è il libro dei decreti di Dio e la legge che sussiste in eterno; tutti coloro che si attengono ad essa avranno la vita, quanti l’abbandonano moriranno. Ritorna, Giacobbe, e accoglila, cammina allo splendore della sua luce. Non dare a un altro la tua gloria né i tuoi privilegi a una nazione straniera. Beati siamo noi, o Israele, perché ciò che piace a Dio è da noi conosciuto. Parola di Dio.

Salmo responsoriale • Salmo 18
R. Signore, tu hai parole di vita eterna.
• La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. R.

I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. R.

Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. R.

Più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele
e di un favo stillante. R.

Orazione • O Dio, che accresci sempre la tua Chiesa chiamando nuovi figli da tutte le genti, custodisci nella tua protezione coloro che fai rinascere dall’acqua del Battesimo. Per Cristo nostro Signore.  R. Amen.

Settima lettura
Vi aspergerò con acqua pura, e vi darò un cuore nuovo.
Dal libro del profeta Ezechiele • 36, 16-28
 Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«Figlio dell’uomo, la casa d’Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con la sua condotta e le sue azioni. Perciò ho riversato su di loro la mia ira per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali l’avevano contaminato. Li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni.
Giunsero fra le nazioni dove erano stati spinti e profanarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: “Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese”. Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che la casa d’Israele aveva profanato fra le nazioni presso le quali era giunta.
Perciò annuncia alla casa d’Israele: “Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. Santificherò il mio nome grande, profanato fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.
Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”».  Parola di Dio.

Salmo responsoriale • Salmo 41-42
R. Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio? R.

Avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa. R.

Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. R.

Verrò all’altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio. R.

Orazione • O Dio, potenza immutabile e luce che non tramonta, volgi lo sguardo alla tua Chiesa, ammirabile sacramento di salvezza, e compi l’opera predisposta nella tua misericordia: tutto il mondo veda e riconosca che ciò che è distrutto si ricostruisce, ciò che è invecchiato si rinnova e tutto ritorna alla sua integrità, per mezzo del Cristo, che è principio di tutte le cose. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.  R. Amen.

EPISTOLA • Cristo risorto dai morti non muore più.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani • Rm 6,3-11
Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per  mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella  morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della  gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.  Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua  morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.
Lo  sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui,  affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non  fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal  peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con  lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non  ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una  volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi  consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. Parola di Dio.

33. Letta l’epistola, tutti si alzano e il sacerdote intona solennemente per tre volte l’Alleluia, che tutti ripetono. Se è necessario, il salmista stesso intona l’Alleluia al posto del sacerdote.

Quindi il salmista, o il cantore, canta il Salmo 117, mentre il popolo risponde con l’Alleluia.
SALMO RESPONSORIALE • Dal Sal 117 (118)
R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». R.

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. R.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R.

34. Il sacerdote infonde l’incenso e benedice il diacono. Al Vangelo non si portano i candelieri, ma soltanto l’incenso.
VANGELO
Perché cercate tra i morti colui che è vivo?
Dal Vangelo secondo Luca ╬ Lc 24,1-12
Il  primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono  al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono  che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono  il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse  tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante.  Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli  dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è  risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e  diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai  peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
Ed esse si  ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto  questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna  e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro,  raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro  come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò,  corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro,  pieno di stupore per l’accaduto.
Parola del Signore.
35. Dopo il Vangelo non si ometta l’omelia, anche se breve.


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