0128_Aquino - LITURGIA della PAROLA

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LETTURA e COMMENTO


28 Gennaio - MemoriaSAN TOMMASO D'AQUINO •
Presbitero e dott. della Chiesa  AGIOGRAFIA

Antifona
In mezzo alla Chiesa gli ha aperto la bocca,
il Signore lo ha colmato dello spirito
di sapienza e d’intelligenza;
gli ha fatto indossare una veste di gloria. (Cfr. Sir 15,5)
Oppure:
La bocca del giusto medita sapienza
e la sua lingua esprime verità;
la legge del suo Dio eÌ nel suo cuore (Cfr. Sal 36,30-31)

Colletta
O Dio, che hai reso grande san Tommaso [d’Aquino]
per la ricerca della santità di vita
e la passione per la sacra dottrina,
donaci di comprendere i suoi insegnamenti
e di imitare i suoi esempi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura
Nella pienezza della fede, manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza per stimolarci a vicenda nella carità.
Dalla lettera agli Ebrei • Eb 10,19-25
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso. Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale • Sal 23 (24)
Noi cerchiamo il tuo volto, Signore.
Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo con i suoi abitanti.
È lui che l'ha fondato sui mari
e sui fiumi l'ha stabilito. R.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Lampada per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino. (Sal 118,105)
Alleluia.

Vangelo
La lampada viene per essere messa sul candelabro. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Dal Vangelo secondo Marco • Mc 4,21-25
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».
Parola del Signore

Sulle offerte
Sia a te gradito, o Dio,
il sacrificio che ti offriamo con gioia nella memoria di san Tommaso,
che ci ha insegnato a offrirti tutta la nostra vita
in un unico canto di lode.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione
Ecco il servo fedele e prudente,
che il Signore ha messo a capo della sua famiglia,
per nutrirla al tempo opportuno. (Cfr. Lc 12,42)
Oppure:
Chi medita giorno e notte la legge del Signore,
porterà frutto a suo tempo. (Cfr. Sal 1,2-3)

Dopo la comunione
O Signore, che ci hai nutriti di Cristo, pane vivo,
nella memoria di san Tommaso,
formaci alla scuola del Vangelo,
perché conosciamo la tua verità
e la viviamo nella carità fraterna.
Per Cristo nostro Signore.


28 Gennaio • San Tommaso d’AquinoSacerdote e Dottore della Chiesa

BIOGRAFIA
Un astro di luce particolare e inestinguibile brilla nel bel cielo del sec. XIII, luce che illumina le menti, conforta i cuori e corrobora le volontà; è la luce che emana: l'Angelico Dottore, San Tommaso. Nacque verso la fine del 1225 dalla famiglia dei Conti di Aquino. Attese agli studi prima nel monastero di Monte Cassino e poi a Napoli. Entrò nell'Ordine dei Padri Predicatori di San Domenico. Completò la sua formazione a Colonia, alla scuola di S. Alberto Magno, e poi a Parigi. Nello studio parigino da studente divenne docente di filosofia e teologia. Scrisse molte opere. Si addormentò nel Signore l'anno 1274, nel monastero cistercense di Fossanova. Mirabili ed eccelse furono le sue virtù e fu iscritto nell'albo dei santi nel 1323. Leone XIII l'ha proclamato patrono dell'insegnamento cattolico.
MARTIROLOGIO
Memoria di san Tommaso d'Aquino, sacerdote dell'Ordine dei Predicatori e dottore della Chiesa, che, dotato di grandissimi doni d'intelletto, trasmise agli altri con discorsi e scritti la sua straordinaria sapienza. Inviato dal beato papa Gregorio X a partecipare al secondo Concilio Ecumenico di Lione, morì il 7 marzo lungo il viaggio nel monastero di Fossanova nel Lazio e dopo molti anni il suo corpo fu in questo giorno traslato a Tolosa.
DAGLI SCRITTI...

Dalle «Conferenze» di san Tommaso d'Aquino, sacerdote
Nessun esempio di virtù é assente dalla croce
Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: come rimedio contro il peccato e come esempio nell'agire. Fu anzitutto un rimedio, perché é nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati. Ma non minore é l'utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo infatti é sufficiente per orientare tutta la nostra vita.
Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti é assente dalla croce.
Se cerchi un esempio di carità, ricorda: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui. Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano. Ora Cristo ci ha dato sulla croce l'esempio dell'una e dell'altra cosa. Infatti «quando soffriva non minacciava» (1 Pt 2, 23) e come un agnello fu condotto alla morte e non apri la sua bocca (cfr. At 8, 32). Grande é dunque la pazienza di Cristo sulla croce: «Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia» (Eb 12, 2).
Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: «Come per la disobbedienza di uno solo, cioé di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5, 19). Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che é il Re dei re e il Signore dei signori, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 3, 2). Egli é nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.
Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché «si son divise tra loro le mie vesti» (Gv 19, 24); non gli onori, perché ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr. Is 53, 4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr. Mc 15, 17); non ai piaceri, perché «quando avevo sete, mi han dato da bere aceto» (Sal 68, 22).(Conf. 6 sopra il «Credo in Deum»).
Nota dal messale
Tommaso (Roccasecca presso Aquino, Frosinone, 1224 /1225 - Fossanova, Latina, 7 marzo 1274 ), dopo una prima formazione nel monastero di Montecassino, divenne discepolo di sant’Alberto Magno. Entrato nell’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), fu maestro innovatore a Parigi, Roma e Napoli, formulando un originale metodo teologico fondato sull’alleanza tra fede e ragione. Celebre, tra le sue molteplici opere, la Summa theologiae, presentazione sistematica e geniale della dottrina tradizionale. Determinante fu il suo influsso sul pensiero filosofico e teologico dei secoli successivi. Il 28 gennaio è il giorno della traslazione delle sue spoglie nel convento dei Domenicani di Tolosa (Francia), nel 1369.


La nobiltà dell’uomo e della famiglia
Omelia per il 750° anniversario della morte di san Tommaso d’Aquino

Permettete, carissimi, che dica subito il mio grazie al vostro vescovo, il carissimo Mons. Gerardo Antonazzo, per avermi invitato a lodare, insieme con lui e tutti voi, il Signore per l’effusione di sapienza e di bontà che ha fatto alla sua Chiesa nella persona, nel magistero e nell’esempio di vita di san Tommaso d’Aquino. Siamo qui a Roccasecca, il luogo dove egli è nato. Non soltanto. Considerando, infatti, gli anni della sua giovinezza si aggiungerà che qui Tommaso ha pure vissuto un momento alquanto critico per la sua vita. Mi riferisco alla sua cosiddetta prigionia per cui fu trattenuto per oltre un anno qui a Roccasecca e poi nel castello di Monte San Giovanni: tutto fu disposto per indurlo a cambiare il proposito di vita religiosa già avviato con la vestizione dell’abito domenicano. Il bravo Tommaso, però, seppe – come suole dirsi – fare di necessità virtù.
Come, infatti, racconta Guglielmo di Tocco – ch’è il suo principale biografo e, oggi diremmo, pure il postulatore della sua causa di canonizzazione – in quei mesi Tommaso «si consacrò totalmente alla preghiera, alla lettura e alla contemplazione». In concreto, egli giunse a leggere tutta la Bibbia (perlegit, scrive il biografo, che vuol dire leggere attentamente, da cima a fondo) e studiò le Sentenze di Pietro Lombardo, un’opera che poi commenterà in modo approfondito (cf. G. di Tocco, Vita, 10). Così facendo, Tommaso trasformò quella fase complicata e difficile della sua vita in un periodo di iniziazione ai futuri compiti. Anche in questo egli è un bell’esempio per noi, che spesso davanti alle difficoltà ci scoraggiamo, rinunciamo ai buoni propositi...
Aggiungerò che durante quel sequestro, i suoi parenti fecero di tutto per convincerlo a cambiare idea, ma egli, pur giovinetto, fu più forte al punto da convincere la madre (che, in verità, lo aveva architettato) ch’era meglio accettare le scelte di vita del figliolo. Tommaso, però, non serbò rancore alcuno; anzi, egli crebbe nell’affetto per la sua famiglia sicché, quando più tardi a motivo della mutata situazione politica i suoi parenti si trovarono in difficoltà anche economica, con l’aiuto del papa Clemente IV Tommaso trovò il modo per aiutarli. Come leggere tutto questo? Penso si debba farlo nel contesto dell’osservanza del quarto comandamento!
Nel 1273 (siamo ormai all’anno prima della sua morte) Tommaso predicò a Napoli, nella chiesa di san Domenico Maggiore, per il tempo della Quaresima. Guglielmo di Tocco ci fa sapere pure che predicò «nel dialetto della sua terra nativa». Fra i temi trattati nella predicazione ci fu pure il Decalogo. Commentando, dunque, il quarto comandamento, Tommaso dirà che principale fra tutti i doveri è aiutare i propri parenti. Citava san Paolo: «Se qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele» (1Tm 5,8). Sull’onorare il padre e la madre, poi, Tommaso si dilunga in modo particolare. Per addurre un esempio, egli narra «che le giovani cicogne usano ricoprire con le proprie penne i genitori che, a causa dell’età, le hanno perdute, e li nutrono dividendo con loro il cibo, non essendo quelli più in grado di procurarselo». Poi commenta dicendo che questo restituire quanto si ricevette in dono nei primi anni della vita è di una commovente delicatezza! (cf. De decem praec., 6co).
L’esempio delle cicogne era ricorrente nell’antichità e torna spesso nei «bestiari» medievali ed è simpatico vedere come parlava Maestro Tommaso nella predicazione al popolo. Simile insegnamento lo ha ricordato il Papa nella catechesi del mercoledì 20 aprile 2022, trattando anch’egli del quarto comandamento onora il padre e la madre. Disse: «Onore è una buona parola per inquadrare questo ambito di restituzione dell’amore che riguarda l’età anziana. Cioè, noi abbiamo ricevuto l’amore dei genitori, dei nonni e adesso noi restituiamo questo amore a loro, agli anziani, ai nonni».
Possiamo chiederci: è ancora attuale questo comandamento? Le profonde mutazioni avvenute nella famiglia c’inducono a varie riflessioni. Anzitutto sul legame genitoriale, ossia sul rapporto dei genitori coi loro figli e più in generale degli adulti con le giovani generazioni: ossia sul compito educativo e le responsabilità che ne derivano. Ma c’è da considerare pure il ruolo inverso, ossia il dovere dei figli verso i genitori e, di nuovo in senso più generale, i doveri delle giovani generazioni verso quelle che li hanno preceduti. E c’è pure una domanda, che va ancora più a fondo: in futuro, ci saranno ancora figli in grado di onorare i loro genitori? In un’altra catechesi, questa volta dell’11 febbraio 2015, il Papa disse che «una società avara di generazione, che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è una società depressa…».
Sono temi importanti. Me li ha suggeriti spontaneamente il fatto di essere qui con voi nel luogo dove Tommaso ha vissuto questo tipo di esperienze con i suoi genitori. Possiamo, però, allargare lo sguardo. Oltretutto noi oggi stiamo ricordando il 750° anniversario della morte di san Tommaso: morì, difatti, il 7 marzo 1274 nell’abbazia cisterciense di Fossanova, all’età di 49 anni. Per questa medesima occasione, cinquant’anni fa san Paolo VI scrisse al maestro generale dell’Ordine dei Predicatori una bellissima lettera intitolata Lumen Ecclesiae. Il più grande elogio che in quel documento Paolo VI fece di Tommaso è racchiuso, a mio parere, in queste parole: «seppe mostrare – in sede di teoria della cultura e con la pratica attuazione del suo lavoro scientifico – come si uniscano nel pensiero e nella vita l’assoluta fedeltà alla Parola di Dio e la massima apertura al mondo e ai suoi valori, lo slancio dell’innovazione e del progresso e la fondazione d’ogni costruzione sul terreno solido della tradizione» (n. 9).
Non sempre e non da tutti, anche nella Chiesa, si è stati (e si è!) capaci di osservare e conservare questa duplice dimensione: fedeltà a Dio e apertura al mondo. Associazione armonica, la chiamò Leone XIII nell’enciclica Aeterni Patris (1879). È accaduto spesso, invece, che per valorizzare il mondo si è ritenuto doveroso negare Dio; c’è stato, al contrario, chi ha pensato che l’amore verso Dio dovesse necessariamente comportare il disprezzo del mondo e lo svilimento della corporeità umana. San Tommaso, invece, quando parlava dell’uomo esclamava commosso: tam nobilis creatura (Contra Gent. IV, 1, n. 3). Quanto è nobile questa creatura!
Ecco, allora, carissimi fratelli e sorelle, i due insegnamenti di san Tommaso che, in conclusione, vorrei lasciarvi come ricordo di questa nostra bella celebrazione. Anzitutto il senso della nobiltà della persona umana. La ragione è nel fatto che Dio quando ha creato l’uomo lo ha voluto in grado di poterlo conoscere, amare ed essere in comunione con lui. Ossia capax Dei. Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda pure che «Dio stesso, creando l’uomo a propria immagine, ha iscritto nel suo cuore il desiderio di vederlo. Anche se tale desiderio è spesso ignorato, Dio non cessa di attirare l’uomo a sé, perché viva e trovi in lui quella pienezza di verità e di felicità, che cerca senza posa» (n. 2).
Trovandoci, poi, nel luogo dove Tommaso è nato e ha vissuto alcuni anni con la sua famiglia, ho voluto pure ricordare l’insieme di valori inclusi nel quarto comandamento, ossia quelli riguardanti la vita in casa, i rapporti intergenerazionali, l’amore e il rispetto per la vita umana.
Allora, chiediamo insieme al Signore di sapere fare nostri e sapere vivere questi insegnamenti di san Tommaso d’Aquino.

Chiesa della Santissima Annunziata - Insigne Collegiata,  Roccasecca (FR), 7 marzo 2024
Marcello Card. Semeraro

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