0423-giorgio - LITURGIA della PAROLA

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LETTURA e COMMENTO


23 Aprile - Sant'Adalberto, vescovo di Praga e martire

Adalberto ucciso dai Prussiani, particolare della porta bronzea della cattedrale di Gniezno

Vojciech Adalberto: dalla carriera militare a quella ecclesiastica
Nato nel 956 (circa) da principe boemo e da madre tedesca, Adilburga, parente del re Enrico I. Fu chiamato Vojciech, che significa soccorso dell’armata, ed era destinato alla carriera militare, ma causa una malattia che lo ridusse in fin di vita, i genitori fecero voto che se si fosse salvato, lo avrebbero donato a Dio. Guarito, fu inviato nel 972 a Magdeburgo, affidato alle cure del Vescovo Adalberto, del quale prenderà il nome in occasione della Cresima.
Era intelligente, amante dello studio e della vita ascetica. Nella scelta dei genitori, di cui era a conoscenza, vedeva la volontà di Dio; d’altro canto, il Vescovo Adalberto vedeva in questo giovane una promessa per la Boemia.
Vescovo di Praga
Nel 981 rientra nella sua città dove viene ordinato sacerdote da Dithmaro, primo vescovo di Praga, del quale Adalberto nel 982  
  diventerà successore per acclamazione del clero e del popolo. Il 19 febbraio 983, a Magonza, fa il suo ingresso come vescovo in modo insolito: a piedi scalzi e predicando conversione: castità ai sacerdoti, giustizia ai governanti e abbandono delle superstizioni al popolo.
Parole e insegnamenti sono il riflesso della vita che lui stesso conduceva: sobrietà al limite della miseria; digiuni, lunghi tempi di preghiera e, di notte, dormiva sulla nuda terra.
La rinuncia e il monastero
Nel 988, dopo sette anni di intenso impegno pastorale, notò che i risultati erano alquanto deludenti, e ritenendosi perciò non all’altezza della missione ricevuta, decide di tornare a Roma e rimettere il suo mandato nelle mani del Papa, desideroso solo di abbracciare la vita monastica, dopo aver compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa. Strada facendo, visita Montecassino e sosta nel cenobio di Valleluce presso Cassino, dove conobbe l’abate san Nilo e la sua comunità, di rito orientale. Rimane talmente affascinato che chiede di far parte di quella comunità, ma non gli viene concesso in quanto vescovo latino. Ma san Nilo gli indicò il monastero di sant’Alessio sull’Aventino, in quanto era posto sotto la protezione del Papa e nessuno poteva ostacolarlo.
Rientro a Praga
Nel frattempo la situazione a Praga peggiorava di giorno in giorno, finché il vescovo di Magonza, suo sucessore, chiese al Papa di inviare di nuovo Adalberto. All’inizio fu molto restìo nell’accettare l’invito, ma dietro la promessa della popolazione che questa volta avrebbero obbedito, ritorna, ma non più da solo, ma con una comunità. Si era infatti convinto che l’evangelizzazione non poteva dipendere dall’opera di uno solo, ma dalla forza della testimonianza, e il modello monastico poteva bene rispondere a questo progetto. Così partirono con lui altri 12 monaci, e con loro fondò l’abbazia di Brevnov, che diventerà centro spirituale e culturale per tutto il mondo slavo. Sant’Adalberto operò a Praga, ma la sua azione raggiunse anche l’Ungheria, dove cresimò il re Stefano, che divenne santo; e fu sempre lui a far sì che Stefano sposasse Gisella, sorella di Enrico II, anch’ella poi santa.
Evangelizzatore della Polonia
Nel 996 tornò a Roma anche se il Vescovo di Magonza ancora una volta chiese al Papa di rimandare Adalberto a Praga. E per la seconda volta, in obbedienza al Papa, s’incamminò. Saputo che non era gradito il suo ritorno e che avevano già fatto uccidere alcuni suoi familiari e sequestrati i suoi beni, si rifugiò in Polonia, presso l’amico Boleslao, figlio del duca di Polonia.
Prigionieri a Tenkitten e martirio
Durante questo tempo, evangelizzò i territori pagani, spingendosi fino a Danzica e a Tenkitten, in terra di Prussia. Qui fu assalito da un gruppo di pagani e fatto prigioniero insieme ad alcuni compagni. Durante l’interrogatorio disse: “Mi chiamo Adalberto, sono della Boemia per nascita, monaco per professione, vescovo per ordinazione ed ora vostro apostolo per missione. Il motivo per cui siamo qui tra voi è la vostra salvezza, affinché possiate abbandonare i simulacri sordi e muti per conoscere il vostro Creatore, il solo ed unico vero Dio; e credendo in lui, abbiate la vita e otteniate il premio delle gioie celesti nelle dimore eterne”. E di fronte al timore dei confratelli, li consolava con queste parole: “Fratelli, non rattristatevi! Sapete che soffriamo queste cose per il nome del Signore: la sua virtù supera tutte le virtù, la sua bellezza tutte le beltà, la sua potenza è inenarrabile, la sua misericordia straordinaria. Che c’è allora di più interessante e di più bello che spendere la nostra vita per il dolcissimo Gesù?”. A queste parole, il capo dei prigionieri lo colpì con un colpo di lancia. Era il 23 aprile 997. I suoi compagni furono liberati dietro grosso riscatto e il Principe polacco riscattò quello che restava del corpo del martire, facendolo seppellire a Gniezno. Due anni dopo papa Silvestro II lo proclamava santo e nell’anno 1000 il suo amico imperatore Ottone III, elevò Gnienzo ad arcivescovado.
Traslazione a Praga
Il 25 agosto del 1039 le reliquie furono sottratte e portate a Praga. Alcuni resti si trovano anche nella chiesa san Bartolomeo sull’Isola Tiberina a Roma.

23 aprile • San Giorgio, martire

Innumerevoli e fantasiosi i racconti fioriti intorno alla  figura di san Giorgio, fino all’episodio del drago e della fanciulla  salvata dal santo che risale al periodo delle crociate. In esso si narra  che nella città di Selem, Libia, vi era un grande stagno dove viveva un  terribile drago. Per placarlo gli abitanti gli offrivano due pecore al  giorno e più avanti una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu  estratta la figlia del re e, mentre la ragazza si avviava verso lo  stagno, passò di lì Giorgio che trafisse il drago con la sua lancia. Un  gesto il suo che diventa simbolo della fede che trionfa sul male.
Ma chi è stato san Giorgio?
Giorgio, il cui nome di origine greca significa “agricoltore”, nasce  nella Cappadocia verso il 280 da una famiglia cristiana. Trasferitosi in  Palestina si arruola nell’esercito di Diocleziano. Quando, nel 303,  l’imperatore emana l’editto di persecuzione contro i cristiani, Giorgio  dona tutti i suoi beni ai poveri e, davanti allo stesso Diocleziano,  strappa il documento e professa la sua fede in Cristo. Per questo  subisce terribili torture e alla fine viene decapitato. Sul luogo della  sepoltura a Lidda, un tempo capitale della Palestina ora città  israeliana nei pressi di Tel Aviv, venne eretta poco dopo una basilica i  cui resti sono ancora visibili. Fin qui la Passio Georgii, classificata  tra le opere agiografiche dal Decreto Gelasianum del 496 e definita  perciò passio leggendaria.
Tra i documenti più antichi che attestano l’esistenza di san Giorgio,  un’epigrafe greca del 368 rinvenuta ad Eraclea di Betania in cui si  parla della “casa o chiesa dei santi e trionfanti martiri Giorgio e  compagni”. Molte nel tempo le redazioni posteriori della passio.
Da martire a santo guerriero
I crociati contribuirono molto a trasformare la figura di san Giorgio  martire in santo guerriero, volendo simboleggiare l’uccisione del drago  come la sconfitta dell’Islam; Riccardo Cuor di Leone lo invocò come  protettore di tutti i combattenti. Con i Normanni il suo culto si radicò  fortemente in Inghilterra dove, nel 1348, re Edoardo III istituì  l’Ordine dei Cavalieri di san Giorgio. In tutto il Medioevo la sua  figura divenne oggetto di una letteratura epica che gareggiava con i  cicli bretone e carolingio.
Devozione a san Giorgio
San Giorgio è considerato il patrono dei cavalieri, dei soldati,  degli scout, degli schermitori, degli arcieri; inoltre è invocato contro  la peste e la lebbra, e contro i serpenti velenosi. San Giorgio è  onorato anche dai musulmani che gli diedero l’appellativo di ‘profeta’.  In mancanza di notizie certe sulla sua vita, nel 1969 la Chiesa declassò  la festa liturgica di san Giorgio a memoria facoltativa non intaccando  però il culto a lui dedicato. Le reliquie del santo si trovano in  diversi luoghi del mondo: a Roma la chiesa di S. Giorgio al Velabro ne  custodisce il cranio per volontà di papa Zaccaria.
Come nel caso di altri santi avvolti nella leggenda, così anche per  san Giorgio si potrebbe concludere che la sua funzione storica è quella  di ricordare al mondo una sola idea ma fondamentale, e cioè che il bene a  lungo andare vince sempre sul male. La lotta contro il male è una  dimensione sempre presente nella storia umana, ma questa battaglia non  si vince da soli: san Giorgio uccide il drago perché è Dio che agisce in  lui. Con Cristo il male che non avrà mai più l’ultima parola.

23 aprile - Sant'Adalberto -   vescovo e martire

BIOGRAFIA
Sant'Adalberto (956-997), monaco benedettino. II suo nome in  ceco era Vojtech. Nacque in Boemia e fu educato da Sant'Adalberto di  Magdeburgo; fu ordinato vescovo di Praga (983) ma, scoraggiato per gli  scarsi risultati delle sue fatiche, andò a Roma e si fece benedettino  nell'abbazia dei SS. Bonifacio e Alessio sull'Aventino. Per due volte  ritornò alla sua precedente missione, e per due volte dovette  abbandonarla. Durante ciascuno di questi viaggi, comunque, predicò  invece in Polonia, in Prussia, in Ungheria e persino in Russia con  notevole successo: per questo è chiamato "l'Apostolo degli Slavi". Fu  martirizzato dai prussiani presso Danzica (Gdansk) mentre predicava, fu  subito venerato come martire. Ottone III costruì a Roma, nell'isola  Tiberina, una chiesa in suo onore (oggi san Bartolomeo). Il reliquiario  con il suo corpo si trova a Gniezno (PL), l'antica sede arcivescovile  del Primate della Polonia.

MARTIROLOGIO
Sant'Adalberto (Vojtech), vescovo di Praga e  martire, che affrontò molte difficoltà nella sua Chiesa e intraprese  numerosi viaggi in nome di Cristo, adoperandosi con tutte le forze per  estirpare i costumi pagani; accortosi però di trarre poco profitto,  recatosi a Roma si fece monaco; giunto da ultimo in Polonia per portare  alla fede i vicini Prussiani, nel villaggio di Tenkitten alle foci della  Vistola fu trafitto con le lance da alcuni pagani.
Nota del messale
Adalberto (Libice nad Cidlinou, Repubblica Ceca, 956 ca. -  Tenkitten, attuale Beregowoje, Russia, 23 aprile 997) fu eletto vescovo  di Praga nel 983. Scoraggiato dalle resistenze alla sua azione pastorale  da parte della popolazione e del clero, si ritirò a Roma, nel monastero  dei santi Bonifacio e Alessio, sull’Aventino. Tornato a Praga, si  dedicò all’attività missionaria, durante la quale venne ucciso da un  gruppo di pagani. Le sue reliquie sono venerate a Gniezno e a Praga,  dove furono portate nel 1039.

Dal Comune dei martiri: per un martire nel Tempo Pasquale o dal Comune dei pastori: per un vescovo.
Colletta propria
O Dio, che al vescovo sant’Adalberto, ardente di zelo per le  anime, hai donato la corona del martirio, per sua intercessione concedi  che non manchi ai pastori l’obbedienza del gregge, e al gregge la  sollecitudine dei pastori. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo  Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito  Santo, per tutti i secoli dei secoli.
 
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